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Lo Sri Lanka e il suo motore rosa

Hai veramente viaggiato solo quando metti da parte tutte le tue convinzioni e decidi di tuffarti da uno scoglio un metro più alto rispetto al tuo limite… Sri Lanka, un Paese che mi ha ispirato davvero!

Non so se lo ha già detto qualcuno, se così non fosse rivendico la paternità della frase, ma probabilmente il primo mio primo viaggio nel Sud-Est asiatico mi ha insegnato questo. Viaggiare dall’Italia verso Est significa andare ad incontrare culture totalmente diverse dalla nostra, incontrare barriere comunicative all’apparenza insuperabili, confrontarsi con i propri limiti e superare le proprie convinzioni.

Arrivo il 31 Gennaio 2016 all’aeroporto di Colombo, capitale dello Sri Lanka, e la prima bestia che ti salta addosso appena metti il naso fuori è chiamata “umidità”. Una sensazione che dura circa 3 minuti passati i quali ti adatti ad un clima comunque piacevole nel periodo di Febbraio che rappresenta anche il miglior momento per visitare l’isola dello Sri Lanka in quanto non fa ancora troppo caldo, le precipitazioni sono scarse e soprattutto siamo lontani dai due monsoni che scandiscono la stagionalità di questo paradiso terrestre.

La seconda osservazione è appunto quella riguardante il verde che caratterizza l’intero territorio, una jungla vera e propria, dove soprattutto al centro e a Nord è facile incontrare elefanti che scorrazzano fra le vie (raramente asfaltate) dell’isola nota anticamente con il nome di Ceylon, che insieme ad un mare ricco di ogni tipo di pesce e alle migliaia di laghi naturali e artificiali ne fa un vero e proprio paradiso terrestre.
Alberi fiori e frutta di ogni genere, le spezie che scandiscono la cucina locale, le piantagioni di the, le pietre preziose, gli oli essenziali caratteristici della medicina ayurveda alcuni degli ingredienti della “lacrima dell’India” come viene descritta quest’isola.

   

La fauna non vi deluderà affatto: visiterete i templi invasi dalle scimmie, scoiattoli e roditori di ogni genere, elefanti ovunque, nelle acque interne varani e coccodrilli, in mare ogni tipo di pesce e la possibilità di avvistare balene e delfini.

Ma lo Sri Lanka oltre che per la natura incontaminata ti cattura per la cultura, per i costumi, il sorriso della gente e la loro profonda onestà. Difficile pensare che fino a pochi anni fa una guerra sanguinaria fra la minoranza tamil e popolazione singalese devastava entrambe le fazioni e rendeva questa zona impossibile da visitare.
Ma ad un occhio attento da subito si notano gli strascichi di questa lotta lacerante: residui di posti di blocco e checkpoint, militari armati fino ai denti, ma soprattutto la povertà ed il disagio nei villaggi dei ribelli sconfitti, una volta famosi con il nome di Tigri Tamil.

Il nostro tour in Sri Lanka finalmente in pace inizia su un pulmino, le strade come già detto non sono delle migliori e soprattutto la guida all’inglese e la difficoltà a seguire le regole base dagli abitanti del posto suggerisce di affidarsi ad un guidatore locale. Ma già dal primo tempio si percepisce la profonda religiosità che caratterizza il territorio e la gente.

Questo è il momento in cui in ogni redazionale di viaggio un autore è tentato di partire con la storia del buddhismo theravada, che trae le sue origini proprio in Sri Lanka guarda caso, continuare facendo una carrellata impressionante di nomi impronunciabili che dimentichereste già leggendo la riga successiva e soprattutto una descrizione dei siti archeologici dettagliata e minuziosa che farebbe arrossire anche il Piero Angela che alberga in ognuno di voi.
Ma oggi non cadrò, oggi no, anche perché il titolo dell’articolo è il motore rosa dello Sri Lanka per chi non se ne fosse accorto, ma tempo al tempo…

I siti archeologici più belli ed interessanti sono stati Sigiriya, Dambulla e Anurādhapura. Il mio momento alla superquark invece, alla fine ho ceduto, sarà dedicato al tempio del dente di Buddha e al mitico Adam’s peak.
Ho scelto queste due escursioni in quanto sono quelle che hanno lasciato a me e ai miei compagni di viaggio qualcosa di “mistico”. La cosa che più mi ha colpito è stata proprio questa: cattolici, agnostici, mussulmani, ebrei e chi più ne ha più ne metta non possono negare che in questi due siti esiste una vibrazione che va oltre la semplice suggestione.

Ma andiamo con ordine. Febbraio è il mese in cui i buddhisti theravada si recano presso i siti di culto più importanti dell’isola per pregare in occasione di alcune ricorrenze importanti, questo comporta sicuramente un affollamento maggiore dei templi ma ne deriva la possibilità di vederli nel pieno del loro splendore.

Il dente di Buddha si trova all’interno del complesso del palazzo Reale della magnifica città di Kandy, antica capitale dello Sri Lanka. Dietro questa reliquia si nasconde una storia fatta di guerre per ottenerla. Venne trafugata dall’India dalla principessa Hemamali che la nascose all’interno della propria acconciatura e la portò a Ceylon. Alcuni penseranno, ok ha ceduto, invece no, torniamo a noi!

Arrivati poco prima del tramonto nel tempio, orario perfetto per apprezzarne tutti i colori e le sfaccettature, veniamo colpiti dalle persone, in fila per togliere le scarpe prima di entrare nel luogo sacro, vestiti di tutto punto, che portano nelle loro ceste fiori profumatissimi e doni di ogni genere. L’incenso si mischia all’odore delle composizioni floreali, il bianco dei vestiti delle bambine viene interrotto dai colori sgargianti dei fiori di loto che portano nelle loro mani, il suono dei tamburi e delle campane scandisce i passi dei fedeli che iniziano il percorso verso l’adorazione della sacra reliquia, le luci delle candele ci guidano e non possiamo che essere rapiti dal flusso di informazioni sensoriali che ci bombarda e ci porta nelle meravigliose stanze del palazzo reale.

Esperienza ben diversa è il picco d’Adamo. Lo Sri Pada, o Adam’s Peak, o picco d’Adamo, è fondamentalmente una montagna. Tutto qui? Troppo facile!

Sulla vetta si trova un monastero, all’interno del quale si può ammirare un’impronta gigante di un piede. Per i buddhisti rappresenta l’impronta di Buddha, per gli induisti quella di Shiva Adipadham, per mussulmani e cattolici l’impronta d’Adamo.
Fino a qui niente di eclatante penserete, ma il vero problema sta nel fatto che la vetta è raggiungibile solo ed esclusivamente a piedi, non esistono strade, funivie o cose del genere, l’unica via percorribile è composta da 11.000 scalini. Il percorso in totale fra salita e discesa è di 16 chilometri con un dislivello di circa 500 metri. Nulla di impossibile in apparenza. Il vero problema è che: ogni scalino è di grandezza diversa con una variabilità veramente considerevole, il percorso è molto affollato sempre, soprattutto in Febbraio per le ragioni già citate, viene fatto di notte per evitare il caldo e per ammirare l’alba dalla cima, l’illuminazione dello Sri Lanka non è quella di Las Vegas e quindi è necessario munirsi anche di torce proprie.

 

Nonostante tutte queste difficoltà e le varie guide che consigliano il percorso solo a persone allenate, ci imbarchiamo in questa avventura. Del nostro gruppo saliamo solo in dieci di sedici e la nostra guida singalese ci dice che saremmo andati senza di lui e ci liquida così:”se in Sri Lanka fai Adam’s Peak una volta sei benedetto, se lo fai due volte sei matto”.

Ci incamminiamo con questa frase di incoraggiamento e superiamo i primi sei chilometri su sette in salita con una facilità estrema nonostante gli scalini e il percorso accidentato e trafficato. Purtroppo salendo non ci accorgiamo che il percorso va piano piano sempre più a stringersi, non a caso si chiama picco d’Adamo, fino ad arrivare negli ultimi 500 metri a ridursi in una strettoia dove c’è possibilità di salire uno per volta da un lato e scendere dall’altro sempre uno per volta.

Questo ci permette di raggiungere la vetta in tempo per l’alba alle ore 7.00 (eravamo partiti alle 2.00 di notte) al ritmo di 5 minuti a scalino. Quando dico 5 minuti a scalino non esagero, ma la cosa assurda è stata che in tutta questa attesa nessuno accanto a noi si scompone, tutti rimangono in un raccoglimento così profondo da farti sentire in colpa perché ti innervosisci nell’aspettare di arrivare al monastero.

Arrivati in vetta l’odore di incenso è fortissimo e si mischia all’odore di cannella e the dei bicchieri delle persone infreddolite che cercano di riscaldarsi, l’alba è infuocata, lo Sri Lanka è li sotto, rigoglioso, maestoso, in religioso silenzio anche lui e ascolta con l’orecchio il suono del gong prodotto dai monaci, l’impronta è lì, le persone sono intorno a pregare e l’atmosfera è magia pura. La sensazione che si prova salendo è inspiegabile, tutto ciò fa dell’Adam’s Peak un’esperienza da fare, nonostante la salita, nonostante la discesa che è decisamente peggio della salita come chi mastica di trekking ben sà.

Ma quei pochi lettori ancora rimasti a leggere dopo undicimila scalini a salire e undicimila scalini a scendere si chiederanno:”Ma l’articolo non si chiama il motore rosa dello Sri Lanka?”

Sono le donne il vero motore di questo paese. Addette ai lavori più umili e faticosi, sono loro che ti accolgono, ti sorridono, ti aiutano e ti segnano nel profondo. Le donne che lavorano nelle infinite piantagioni di the, piegate tutto il giorno sotto il sole le vedi camminare con in testa i cesti di vimini pieni di foglie, le ragazze che con abile maestria dipingono i batik creando vere e proprie opere d’arte, le anziane nei mercati a ridosso della costa che puliscono il pesce, si occupano dell’essiccazione in spiaggia, lo vendono ed escono con gli uomini in barca o aspettano il loro ritorno in spiaggia pronte a smuovere le reti per raccogliere i doni del proprio mare. Sono loro il nuovo Sri Lanka, da loro sta ripartendo questo paese devastato dalla guerra civile e dallo tsunami del 2004, le stesse che migrano verso l’Europa per guadagnare qualcosa in più e badano ai nostri anziani.

La mia storia è finita, ma torno all’inizio del viaggio per raccontarvi una scena. Aeroporto di Colombo, attraversando il gate degli arrivi trovi ai lati una miriade di negozi di elettronica uno affianco all’altro e ti chiedi perché questa assurdità. Tempo due minuti e tutto ha un senso, la figlia andata all’estero torna a casa, si ferma al negozio di elettronica e compra il primo frigorifero che la sua famiglia ha mai avuto, il primo televisore, il primo cellulare. Arriva la famiglia, si rivedono, si riconoscono, piangono, si abbracciano. Storia già vissuta da noi, storia di povertà, storia di speranza, storia di globalizzazione, storia che vive ogni giorno chi arriva sulle nostre coste.

 

07/02/2017

Autore

fabio_inviaggio Fisioterapista romano col vizio del viaggio. Una passione smodata per la Natura e per il surf. Vedere, sentire, scoprire ma soprattutto condividere.