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La mia gita di un giorno ad Hangzhou sulle rive del West Lake

Quando nel dicembre 2015 visitai Hangzhou pensai che avessi fatto la miglior cosa in vita mia. Non a caso qualche secolo fa un certo Marco Polo la descriveva come la città più bella e splendente al mondo.

Lo stesso, lo ammetto, fu per me. Tornato a casa casa, la sera, scrissi come non accadeva da tempo tanto ero ispirato. Era stata l’oasi in quel deserto di megalopoli che può essere a volte Shanghai. Quando vivi nella Perla d’Oriente impari a convivere col caos e nello stress cittadino e a me stava bene, non fraintendetemi. Adoro quel tipo di sensazioni e anche per questo amo l’Asia. Ma a quel tempo avevo bisogno di altro.

La mia cura fu Hangzhou, quel paradiso che si affaccia sul lago Occidentale.

Dove si trova e come raggiungere Hangzhou

Come avviene un po’ ovunque in Cina, Hangzhou tutto è fuorché una piccola città superando abbondantemente i 7 milioni di abitanti. Si trova sulla costa orientale poco distante da Shanghai, nella provincia dello Zhejiang di cui è anche la capitale.
Se da Shanghai è semplice e rapido raggiungere Hangzhou sia in treno (circa 45 minuti) che in autobus, i collegamenti sono molteplici dalle altre città cinesi e da molte destinazioni internazionali grazie alla continua espansione dell’aeroporto locale.

Piccoli appunti: cosa vedere e visitare

Sebbene meno conosciuta all’estero e magari non battuta dai classici itinerari per scoprire la Cina, visitare Hangzhou può risultare un’idea vincente. Non ho potuto vedere tutto quello che mi ero prefissato (leggete il resto del racconto per capirne i motivi) ma sono sicuro che saprete darmi, voi viaggiatori, le vostre opinioni.
Intanto, segnatevi questa lista di cosa vedere ad Hangzhou e fateci un pensierino, ve lo raccomando:

  • West Lake (西湖 Xī Hú), il lago occidentale è uno dei simboli della città. Rilassante, zen, drammaticamente emozionante sotto i colori del tramonto. Passeggiateci intorno, navigatelo, osservatelo anche solamente ma andate a visitarlo!
  • Pagoda Leifeng (雷峰塔, Léifēng Tǎ). Se non la vedete stagliarsi sopra di voi forse non siete ad Hangzhou.
  • Lingyin Temple (灵隐寺, Língyǐn Sì). Uno dei templi Buddisti più grandi e antichi in Cina.
  • Fei Lai Feng (飞来峰, Fēi Lái Fēng), la montagna volata qui da un luogo sconosciuto con le sue 345 statue del Buddha.
  • Hefang Street (河坊街, Héfāng jiē). Passeggiate lungo la via per scoprire il sapore della città vecchia.
  • La residenza di Hu Xueyan (胡雪岩故居, Hú Xuěyán gùjū). Scoprite il lusso di questo complesso fra ponti, giardini e oggetti antichi.

Probabilmente visitarle tutte in un giorno non sarà semplice ma potete combinare il tipo di esperienza che più vi si addice e creare i vostri ricordi di viaggio di questa città sul lago.
Ma, adesso, lasciate che vi racconti delle mie poche ore trascorse nella città.

Sulle rive del West Lake: la mia gita ad Hangzhou

L’ho già scritto, era dicembre del 2015, un fine autunno stranamente mite dove l’unico fastidio era rappresentato dalle forti gittate di vento che raffreddavano appena la temperatura di Shanghai.

Lavoravo in città in quel periodo con ritmi di lavoro serrati e massacranti. Per di più vivere nella città più popolosa al mondo (con tutto ciò che ne consegue) iniziava seriamente ad avere effetti negativi sulla mia salute.
Io amo il caos e al tempo stesso mi considero una persona zen. Suona contraddittorio? Forse. Ma in Asia (che non fatico a considerare una seconda casa) mi sento bene in quella calca, tuttavia allora era divenuto tutto un po’ troppo. Sentivo che la routine cittadina mi stava letteralmente mettendo le catene ai piedi e alla mente e tutto posso accettare, ma non la privazione della mia libertà interiore.
Neppure potevo immaginare che Hangzhou sarebbe divenuto il bottone che avrebbe riavviato tutto.

Una domenica mattina io ed un’amica lasciammo Shanghai in cerca di un po’ d’aria respirabile e una rilassante passeggiata al lago. Vivere a Pudong significava vivere sulla linea numero 4 della metro dove si trova la fermata della Shanghai Railway Station dove supponemmo ingenuamente di trovare un treno. In realtà solo 2 mezzi servivano la stazione ed in orari a noi non utili, ma lo scoprimmo soltanto una volta arrivati lì. Riuscite ad immaginare le distanze in una città come Shanghai grande come uno stato intero? Perdemmo una mattinata (ecco perché non riuscii a visitare tutto ciò che avevo preventivato) per raggiungere l’altra stazione di Hongqiao ma alla fine partimmo.

Per una settantina di yuan in soli 45 minuti raggiungemmo Hangzhou. Avendo perso ore e ore dovevamo rivedere i piani ed affrettarci, ed in questi casi in Cina ti affidi ad un taxi. Economici, rapidi e totalmente disinteressati delle regole della strada (mai, credetemi però, che mi sia sentito in pericolo). Qui, però, ebbi qualche problema nel trovare un tassista che intendesse usare il tassametro e che non imponesse un prezzo assurdo per avvicinarci al lago, la nostra prima meta. Il mio mandarino era basico, mentre quello della mia compagna di viaggio fluente e questo creò ulteriori intoppi. Sembravamo turisti da spennare ma non lo eravamo, sapevamo il fatto nostro e la cosa non suscitava simpatia agli amabili tassisti.
Ora vi svelerò cosa faccio solitamente in questi casi, ma badate bene che questa tecnica non funziona sempre e diciamo che può anche essere controproducente. Questa volta andò bene.

Fingemmo una flebile trattativa con un tassista biascicando poche parole in cinese e accettammo il prezzo finale. Lui non attivò il tassametro e io preparai in mano la somma massima che avevo stabilito voler pagare (che poi era ben oltre, molto oltre, quello che una regolare tratta sarebbe costata). Da lontano iniziammo ad scorgere il lago, lo costeggiammo e ci facemmo lasciare all’altezza del mausoleo del generale Yue Fei. Gli porsi il mio denaro e aprii la portiera mentre il conducente iniziava a borbottare. Esponemmo allora le nostre valide argomentazioni in cinese, soprattutto data l’abilità della mia amica. Spiegammo che era illegale non usare il tassametro, che la somma era ben oltre il giusto prezzo (circa il doppio comunque) e che, se non ci avesse fatto scendere, avremmo chiamato la polizia. Che fosse felice assolutamente no, chiaro che no, ma ci fece scendere.
Per quanto possa sembrare una cosa brutta è anche piuttosto comune che ti capiti se vivi in Cina quando sai bene di essere sottoposto a tentativi di fregatura continui e l’abilità del barattare a volte non basta. In questi casi va un po’ forzata la mano.

Di fronte a noi si stagliava il mausoleo del generale Yue Fei. Per 25 yuan è possibile visitarlo ma avendo solo qualche ora a disposizione preferimmo concentrarci su qualcosa di più interessante. Ci dirigemmo immediatamente al lago che, inutile nasconderlo, è la perla di questa città.

Se la mattina avevo lasciato il caos e la fretta della megalopoli qui trovai un’atmosfera del tutto differente. Persone che passeggiavano mano nella mano con calma intorno alle acque del West Lake, bambini che giocavano, poche anzi pochissime auto nei paraggi. Perfino una sorta di silenzio di cui avevo dimenticato le sensazioni.
Che rumore fa il silenzio, sapete dirlo? Miles Davis disse che la vera musica è il silenzio, e qui una serie infinita di magnifici strumenti si accordava in equilibrio. Le increspature del lago, la canne che piano si muovevano al ritmo del vento il cui sibilare lento sussurrava, e le ninfee, i pesci, i sassolini che cadevano nell’acqua. Non potevo immaginare nulla di più emozionante. Poi aprii gli occhi e compresi che potevo emozionarmi più di così.

Vista sul lago | Foto scattata da me

Decidemmo di volerci gustare in pieno l’atmosfera del lago, navigandolo. Per una traversata vi sono diverse imbarcazioni posizionate in punti differenti del lago e suppongo che a seconda di dove partiate ne esploriate una parte diversa (qui potete farvi un’idea).
Noi optammo per un’imbarcazione privata, sicuramente più affascinante anche se costosa, e con circa 150 yuan a persona (più o meno 20€) pagammo un’ora di traversata. Vi sconsiglio di provare a trattare sul prezzo, ho provato diverse volte ma suppongo che quello offerto sia un prezzo fissato dal sindacato, e comunque nessuno accettò neppure di discuterne.

Mi lasciai rilassare dal suono della barca che batteva sull’acqua, passando sotto ponti e accanto a padiglioni con balconate. Il fatto che l’imbarcazione fosse bassa e quasi a filo sulla superficie del lago mi rendeva del tutto partecipe in prima persona. A prua la mia guida era silenziosa e riflessiva se non considerassi quei sorrisi a denti pieni che ci regalava di tanto in tanto voltandosi verso noi e indicandoci qualche ponte da vedere.
Era la sensazione di pace che cercavo, Hangzhou e la sua perla: il lago dell’ovest! Un’ora di traversata e tutto andava per il meglio.

Imbarcazioni sul West Lake | Foto di Xiquinho Silva

Quello che invece desideravo ora era la percezione dell’alto… dall’alto. Non avendo molte ore decidemmo per quella che ci sembrava la cosa più interessante da ammirare e ci dirigemmo verso la Pagoda Leifeng.

Si tratta di una struttura di 5 piani che purtroppo non ha nulla a che vedere con lo storico edifico che era situato nello stesso luogo e che crollò nel 1924 dopo che per secoli aveva vegliato sul grande lago.
Nelle foto qui sotto potete osservare la differenza strutturale fra i due edifici, quello originale e la ricostruzione del 2002.

Per raggiungere la pagoda ci scontrammo nuovamente con i tassisti di Hangzhou, ma che problemi hanno? Questa volta pattuimmo un prezzo caro ma accettabile, avessi avuto più tempo avrei sfruttato la mia tecnica. La pagoda è situata sulla “Collina dell’Alba”, in una posizione fantastica per ammirare il lago nel suo splendore e le montagne circostanti.

Nel circondario, qualche statua, diverse pietre commemorative che accompagnano la preparazione spirituale alla scalata verso il cielo e, come potete immaginare, una lunga lunga lunga scalinata per accedere alla base della pagoda.
Fin qui nulla di strano, se non fosse per l’insolito nastro mobile che è possibile prendere e che si trova proprio nel mezzo della scalinata. Sorpreso, in negativo chiaramente, ma i tempi cambiano. Per certe cose mi piace considerarmi un viaggiatore vecchio stampo però! E quindi via a piedi su per gli scalini, uno ad uno, fin sopra.

Foto di Wil

La pagoda poggia sulla base originaria che si è mantenuta in ottimo stato. Per il resto, all’interno l’edificio è per lo più moderno.
Ad essere davvero memorabile è la vista di cui è possibile godere dall’alto della struttura: salite fin sopra, uscite sulle terrazze e godetevi la vista a 360º sulle bellezze della città. Da un lato le dolci colline verdi venivano inghiottite da banchi di nebbie umide lasciandoci come nella sensazione di lievitare, dall’altro lato la vista sullo specchio d’acqua che rende famosa Hangzhou.
Ci appoggiammo alla balaustra e attendemmo che il tramonto liberasse i suoi colori e filtrasse fra le nebbie e l’umidità prima di riflettersi sull’acqua. Fu un sogno al quale non potevo che sorridere e lasciare che mi cullasse. Aspettai che la luce del giorno iniziasse a scemare e scendemmo, soddisfatti, dalla sommità della Pagoda Leifeng, in tempo per raggiungere il nostro treno per tornare a Shanghai.

Giusto una pausa calda e succulenta con una scodella di xiaolongbao (molto simili ai ravioli cinesi in brodo), un piatto tipico della cucina alla Shanghaiese prima di rituffarci a velocità supersonica nella fretta di Shanghai.

Entrato a casa mi gettai sul letto, sorridendo. Non so cosa mi scaldò più l’anima, se quel delizioso brodo di ravioli ripieni o lo spettacolo di Hangzhou che mi stregò e che, tutt’oggi a distanza di 2 anni, mi getta in uno stato di profonda quiete e felicità.

 

Purtroppo a suo tempo non riuscii a vedere tutto quello che avevo pianificato ma mi riprometto di tornare prestissimo sulle lande del West Lake e scrivere ancora per voi, amici di aCasaMai, qualcosa su Hangzhou. Quello che posso consigliarvi è che se soggiornate a Shanghai (a proposito, qui leggi cosa vedere a Shanghai) dovreste seriamente pensare di organizzare una gita fuori porta nella ridente Hangzhou. Nel frattempo, commentate quest’articolo per farmi sapere cosa ne pensate o, se ci siete stati, raccontarmi cosa vi sia piaciuto di più. 
Come sempre, buon viaggio e 你好!

 

07/11/2017

Autore

Francesco Trocchia Il medico dice che sono affetto da Wanderlust e che l'unica cura è curiosare in giro per il mondo e scrivere-scrivere-scrivere. Il mio metodo deduttivo prevede: osservare, assaggiare, fotografare e raccontare. Se ancora non l'ho visitato, quanto meno ci ho fantasticato!